Steve Jobs ha accettato la biografia perchè i suoi figli possano conoscerlo meglio
Poche settimane fa, nella sua casa di Palo Alto, in California, Steve Jobs ha rivelato nel corso di una intervista concessa a Walter Isaacson, l’autore della sua biografia, il motivo per cui ha accettato che fosse scritto un libro su di lui:
“Non ero sempre lì per loro, e volevo far sapere perché e far capire quello che ho fatto”, ha detto Jobs riferendosi ai suoi figli.
I dettagli dell’intervista di Isaacson con Jobs saranno disponibili con il numero di ottobre della rivista americana Time. Lo scrittore ha rivelato che Jobs lo ha ricevuto in una camera da letto al piano terreno perchè era troppo debole per salire le scale, ma, sebben debilitato nel fisico “il suo umorismo era ancora tagliente e vibrante”, ha rivelato Isaacson.
Isaacson ha intervistato Jobs per l’ultima volta prima di apportare gli ultimi ritocchi alla sua biografia autorizzata, che sarà disponibile in italiano a partire dal 24 ottobre su iBookstore (l’iTunes Store dei libri elettronici) per €13. Una volta acquistata e scaricata la biografia, è possibile leggerlo su iPhone, iPod touch e iPad tramite l’app gratuita iBooks. Se non avete un dispositivo, potete utilizzare Calibre
, un organizzatore, creatore e lettore di libri elettronici open-source gratuito per Mac.



3 commenti
Jobs è il padre di tutti noi ( o almeno di quelli che come me, lo hanno amato ). Non vi nascondo che mai come ora sento un grande vuoto dentro. Non mi era mai capitato di affezionarmi a qualcuno che non ho mai avuto la fortuna di incontrare e all’altro capo del mondo. Grazie a Jobs, per tantissimi anni mi sono sentito ” differente “, unico e molto di più…… Sono terrorizzato dal fatto che Apple non possa più essere quello che è stata. Credo che la Apple era Steve Jobs.
E ora, che faccio?
Già, ora che facciamo?!
Sono contento che sia stato degnamente celebrato anche in Italia, ma aldilà dei discorsi spiccioli fatti dai vari tg nazionali (genio ecc…) solo noi utenti Mac sappiamo quanto era speciale vederlo sul palco del keynote.
Quante volte negli ultimi dieci anni i nostri martedì alle 19 sono diventati magici? Quanti liveblogging?