Steve Jobs: l’uomo che ha salvato Apple
Steve Jobs, co-fondatore di Apple, dopo una lunga battaglia contro il cancro durata sette anni, è morto.
Jobs, oltre ad essere l’inventore del primo computer che non richiedeva essere anche un tecnico per poterlo utilizzare, è stato anche l’uomo che ha salvato Apple dal fallimento dopo che era stato allontanato dalla società da lui fondata.

1° aprile 1976
Apple Computer è stata creata il 1° aprile 1976, da Stephen Wozniak e Steve Paul Jobs, che erano stati compagni di liceo agli inizi degli anni ’70 ed avevano continuato a sentirsi anche dopo la scuola. Entrambi furono assunti da Società della Silicon Vally che operavano nel settore informatico. Wozniak era impiegato presso Hewlett-Packard mentre Jobs lavorava per Atari. Proprio in quest’ambito, Jobs conobbe Ronald Gerald Wayne al quale offrì una partecipazione pari al 10% di Apple Computer.
Apple I: il primo grande successo di Steve Jobs
Fin dall’inizio, Wozniak aveva rivelato una spiccata propensione per i computer e per hobby iniziò un progetto destinato a diventare il primo prodotto di Apple battezzato, con molta poco originalità, Apple I. Il grande merito di trasformare un hobby in un affare fu di Steve Jobs. Nel corso del primo mese della neonata Società, Apple I fece il suo debutto all’Homebrew Computer Club di Palo Alto (California).

Mentre Ronald Gerald Wayne decise di cedere il suo 10% perchè non convinto del business, Steve Jobs riuscì ad ottenere un prestito di $5.000 e a persuadere i fornitori ad accettare pagamenti a 30 giorni. In questo modo, Apple spese 15.000 Dollari in componentistica e nel garage dei genitori di Jobs (foto) prese il via l’assemblaggio dei computer per soddisfare la richiesta di Jay Terrel, il proprietario di Bit Shop, la prima catena americana di informatica, che ordinò 50 Apple I al prezzo di $500.
Jobs galvanizzato dal successo chiese aiuto al suo capo Nolan Bushnell, che gli fece conoscere Don Valentine grazie al quale il giovane Steve arrivò ad Armas Clifford “Mike” Makkuula Jr, manager dalle spiccate capacità in grado di far muover grossi capitali. Jobs, Wozniak e Makkuula fondarono ufficialmente Apple Computer il 3 gennaio 1977.
Fu presentato l’Apple II, un’evoluzione del precedente progetto.
Il primo insuccesso di Jobs
Steve Jobs, troppo sicuro delle proprie capacità organizzative e produttive, commise il primo errore della sua brillante carriera con l’erede dell’Appie II. Il 19 maggio 1980, uno sfavillante Jobs presentò l’Apple III nel corso del National Computer Conference tenutosi in California (U.S.A.).
Sfortunatamente, l’Apple III non era stato progettato bene ed era nato troppo in fretta, in più, Steve Jobs aveva letteralmente snobbato tutte le indicazioni ed idee dei ricercatori che partecipavano al progetto Apple III. Su espressa richiesta di Jobs, il nuovo computer nacque privo di ventola di raffreddamento ed il case (anche questo su indicazione di Jobs) risultava troppo piccolo per contenere in maniera adeguata tutta la componentistica necessaria al funzionamento. Così, l’Apple III denotò subito la tendenza a surriscaldarsi enormemente e ben presto tutti i modelli commercializzati si guastarono.

L’arrivo del Macintosh
Nel 1979 la Dea bendata diede una grossa mano a Steve Jobs mettendolo sulla strada che in pochi anni avrebbe portato alla creazione del Macintosh. La Xerox aveva un suo centro di ricerche situato in California nella Silicon Valley, il Palo Alto Resarch Center (PARC), dove sviluppò uno dei prodotti indubbiamente più interessanti mai creati: lo Xerox Alto dotato di una interfaccia grafica chiamata Smalltalk, costituita da elementi che da lì a poco sarebbero divenuti familiari a tutti gli utenti Mac, come le icone e le finestre. Oltre a questo, Xerox Alto utilizzava come strumento di puntamento una periferica a tre pulsanti: il mouse. Le innovazioni introdotte da Xerox con questo computer giunsero in breve tempo alle orecchie di Jobs, che intuì immediatamente le potenzialità del prodotto. Per convincere Xerox a mostrare a lui e a tutti i suoi più stretti collaboratori l’incredibile Alto; Jobs permise alla Xerox di acquistare un milione di Dollari di azioni Apple (la Società di Jobs stava andando particolarmente bene, quindi era normale che una Azienda del calibro della Xerox desiderasse investire i propri soldi nel lavoro di Jobs & C.).
Grazie a questo acquisto, Xerox aprì le porte dei laboratori del PARC a Steve Jobs, che tentava un suo riscatto personale dopo l’insuccesso dell’Apple III e desiderava così mettersi a capo dello sviluppo di Lisa che adottò le innovazioni introdotte dallo Xerox Alto. Ma, i vertici di Apple, consapevoli della ridotta capacità ed esperienza tecnica di Jobs cercarono in tutti i modi di tenerlo lontano dal progetto Lisa e lo relegarono al ruolo di portavoce della azienda.
Jeff Raskin aveva collaborato con Apple fin dal lontano 1976, quando aveva contribuito a scrivere il manuale per il Basic per l’Apple II. Alle fine degli anni ’70, Raskin si rese conto che per la sua complessità, l’Apple II obbligava l’utente ad essere anche un piccolo tecnico. Raskin iniziò così ad elaborare l’idea di un computer che potesse essere semplice ed estremamente funzionale nello stesso tempo. Questa idea catturò l’attenzione di Jobs e il suo ruolo nella creazione del Macintosh si fece ben presto evidente. In quel periodo, l’intera Apple era particolarmente eccitata dall’idea di Lisa e da quello che si era scoperto dalla visita alla Xerox. I ricercatori e i manager Apple erano in fermento, tutti tranne uno: Jobs che era stato allontanato dal gruppo di ricerca di Lisa dall’allora presidente Scott.
Il progetto Macintosh apparì a Jobs come un utile strumento per dimostrare la propria capacità e umiliare tutti coloro che stavano faticosamente lavorando al progetto Lisa. Steve si tuffò immediatamente nel progetto, prendendone le redini e lasciando a Raskin il compito di occuparsi della sezione software del prossimo nato. Quello che era quindi un progetto che vedeva impegnate poche persone, divenne ben presto uno dei nuclei più vivaci dell’intera Apple. Jobs si posizionò al secondo piano di una palazzina che ai tempi era conosciuta come Texaco Towers e assunse decine di nuove persone pronte a dedicarsi anima e corpo al nuovo progetto. La direzione dei lavori fu veramente piratesca: la palazzina dove si trovava il gruppo Macintosh era tenuta praticamente nascosta ad Apple e in questo modo Jobs poteva agire con ampia libertà.
Jobs diventava sempre più nervoso, irritante ed esigente. I membri del team lavoravano a ritmo continuo senza concedersi una minima pausa, e questo solo per riuscire a realizzare quello che per tutti loro era un vero e proprio sogno.
Il Macintosh venne presentato il 24 gennaio 1984 da un giovanissimo Steve Jobs nel corso della riunione annuale dei soci Apple e venne accolto con grande entusiasmo.
L’arrivo di Windows
Gli anni che seguirono il lancio del Macintosh furono animati e pieni di eventi che segnarono indelebilmente la storia di Apple; Jobs era consapevole che il Macintosh avrebbe avuto un futuro roseo solo se avesse garantito agli utenti un adeguato apporto di nuovi software. Già a quel tempo un tale Bill Gates era a capo di Microsoft, una delle realtà informatiche più stabili e affermate dell’epoca, nonché uno dei maggiori produttori di software esistenti. Per questo motivo, quindi, Jobs fu praticamente costretto a venire a patti con Gates per garantire una sufficiente produzione di software.
Steve Jobs lascia Apple
Corteggiato da Jobs per lungo tempo, magneticamente attratto da un considerevole aumento del proprio compenso annuale e dai numerosi benefit offerti, John Sculley accettò la proposta e divenne ufficialmente presidente di Apple Computer nell’aprile del 1983.
Inizialmente i rapporti tra Sculley e Jobs furono idilliaci. Avendo avuto la fortuna di entrare in Apple proprio nel momento in cui veniva lanciato con successo il Macintosh, Sculley si era garantito la possibilità di stringere una forte amicizia con Jobs. Ma l’ottimo rapporto non durò troppo a lungo. Ben presto le vendite del Mac iniziarono a calare e non raggiunsero i livelli sperati. Il Natale del 1984 divenne rischioso per Apple perché, per la prima volta nella storia della società di Cupertino, non vi erano più le incredibili vendite di Apple Il pronte a sostenere qualsiasi momento di incertezza sul mercato. Cupertino in quel periodo si apprestava a rendere pubblico il suo primo quarto fiscale in perdita e si preannunciavano scelte difficili, come licenziamenti e ridimensionamenti strutturali. Il 10 aprile 1985, durante un’assemblea del consiglio di amministrazione, Sculley chiese apertamente che Jobs venisse sollevato da qualsiasi incarico che avesse natura operativa. Il motivo di questa scelta era dovuto al fatto che Jobs continuava a gestire settori di Apple sui quali non aveva nessun potere e, come era stato dimostrato dall’insuccesso di Apple III e di Lisa, le sue capacità gestionali e manageriali venivano messe in forte discussione. Il consiglio di amministrazione autorizzò quanto chiesto da SculIey, e Jobs venne sollevato da qualsiasi incarico che avesse funzione operativa, pur mantenendo il proprio posto di presidente. Steve Jobs cercò vendetta conducendo Sculley verso la cosiddetta “trappola cinese”; con la scusa di inviare il presidente di Apple in Cina per un incontro con il vice premier del posto, Jobs intendeva indire un’assemblea a sorpresa chiedendo di estromettere Sculley dal proprio incarico. Purtroppo una talpa spifferò il segreto a Sculley, che intervenne in assemblea mettendo ai voti il proprio ruolo: i consiglieri avrebbero dovuto decidere chi dei due tenere, se Sculley o Jobs. ll consiglio di amministrazione scelse Sculley e il povero Steve, dopo qualche tentativo di rivincita, dovette accettare il proprio destino: il 17 settembre 1985 presentò le proprie dimissioni.
Apple rischia di fallire. Il ritorno di Jobs
I primi anni ’90 saranno da tutti ricordati come quelli della grande crisi per Apple, che rischiò di fallire di vari CEO che si dimostrarono incapaci di portare avanti progetti di successo.
Nel settembre del 1996 arrivò la prima buona notizia: Apple si apprestava ad annunciare il primo quarto fiscale senza perdite e con un guadagno che, seppur minimo (25 milioni di Dollari), faceva sperare in positivo per il futuro della società. Ma l’annuncio che cambiò per sempre il futuro di Apple si ebbe il 20 dicembre dello stesso anno. Amelio dichiarò l’intenzione di acquisire, per 427 milioni di Dollari, la NeXT di Jobs (la nuova società creata dal nulla dal fondatore di Apple, il cui core business era la creazione di un nuovo computer e relativo sistema operativo) e di riportare indietro Steve: “esiliato” per più di dieci anni. L’idea di base era quella di integrare la tecnologia di NeXT all’interno delle future release del sistema operativo del Macintosh, anche se gli eventi successivi avrebbero dimostrato che l’idea di Jobs era diversa e indubbiamente più energica.
Il 7 gennaio 1997 Gil Amelio tenne il suo discorso durante il keynote dell’Apple Expo a San Francisco. Per ben tre ore parlò della crisi attuale di Apple e cercò in tutti i modi di tenere alti gli animi, presentando diversi prototipi.
AI termine del discorso, Amelio fece salire sul palco Steve Jobs. ll pubblico presente nell’auditorium si trasformò immediatamente in una folla esultante. Gli applausi non si riuscivano a trattenere e Jobs capì in un istante che gli anni passati in esilio non avevano contribuito a cancellare la sua figura dal cuore di tutti coloro che amavano la Apple e il Macintosh.

Sebbene Jobs ricoprisse ufficialmente il ruolo di consulente esterno, a poco a poco i dirigenti Apple furono sostituiti da persone di sua fiducia, come Avadis Tevanian, vice presidente del settore engineering in NeXT, e Jon Rubinstein, anch’egli facente parte dell’originale gruppo di NeXT. II 4 febbraio 1997 ci fu la prima mossa “mascherata” di Jobs diretta ad acquisire il controllo della Società: il suo caro amico Larry Ellison, CEO di Oracle, dichiarò l’intenzione di entrare a far parte dell’azionariato di Apple in modo deciso, affermando di avere già costituito un nutrito gruppo di finanziatori pronti a sostenere il suo gioco. Probabilmente le intenzioni di Ellison non erano reali: il solo obiettivo era quello di creare maretta all’interno del consiglio di amministrazione, così da avere lo spunto per escludere Amelio dai giochi. I timori del presidente di Apple, che sentìva sempre più vicina una scalata, si concretizzarono quando in aprile il principe Alwaleed, nipote del Re d’Arabia, acquistò il 5% delle azioni di Apple e soprattutto quando un misterioso soggetto mise sul mercato ben un milione e mezzo di azioni Apple. Nessuno sa chi sia stato a operare quest’ultima mossa, ma non è difficile ipotizzare che il manovratore sia stato lo stesso Jobs, che aveva ottenuto un ingente quantitativo di azioni come parte dell’acquisto di NeXT.
La trappola era tesa e il consiglio di amministrazione decise di estromettere il povero Amelio, convinto della necessità di avere al comando un uomo forte, in grado di fronteggiare la delicata situazione. Era indubbiamente la fine di un’epoca: davanti a Jobs si stagliava una strada completamente libera e di facile percorribilità.
Steve Jobs CEO di Apple
Apple non aveva un CEO, il valore delle azioni era ai minimi storici e a Jobs venne affidato un incarico più grande di quello che aveva assunto inizialmente. Apple era in forte crisi ed era necessario prendere decisioni urgenti con le quali cercare in qualche modo di rimettere in pista la società di Cupertino.
La prima decisione di Jobs colpì il progetto Newton, che venne inesorabilmente cancellato. Durante l’Expo di Boston dell’ Agosto del 1997 Jobs dichiarò anche di voler rivoluzionare il consiglio di amministrazione della società, introducendo Larry Ellison (Oracle) come consigliere. Comunicò poi al mondo intero di aver concluso un patto con l’acerrima nemica Microsoft, la Società di Bill Gates. In cambio dell’acquisto di 150 milioni di azioni per una somma di denaro non meglio precisata, Microsoft avrebbe garantito il continuo sviluppo del suo pacchetto Office per Mac per gli anni a venire.
Un’altra pagina da chiudere secondo i progetti di Jobs era quella delle licenze di Mac OS. Analisi di mercato dimostravano come l’idea di concedere a terzi il sistema operativo si era dimostrata dannosa: Società come PowerComputìng stavano erodendo i guadagni derivanti dal settore professionale, quello più redditizio per Apple. Jobs affrontò il problema con la grinta che lo contraddistingue: Apple acquistò la licenza di Power Computing, assumendo inoltre i suoi uomini migliori. Steve Jobs decise anche di mettere fuori gioco Motorola e IBM acquistando le loro licenze e consentendo a UMAX di commercializzare solo computer dedicati al mercato consumer.
Il 1998 fu un anno grandioso per Apple, che iniziò la sua ripresa. Jobs annunciò l’intenzione di cambiare il modo in cui la società vendeva i propri prodotti. Nacque così l’Apple Store, che in un battibaleno sbalordì l’intero mondo economico per gli incredibili risultati ottenuti.A gennaio del ’98 Jobs annunciò il primo quarto in positivo di Apple, con un reddito complessivo pari a 44 milioni di Dollari. In quell’anno fecero la loro comparsa sul mercato l’iMac e i PowerBook G3, riscuotendo un successo enorme.
Le cose stavano tornando a funzionare alla grande e Jobs si crogiolava nel suo personale successo. Apple continuava a fare profitti e il valore delle azioni saliva, raggiungendo i massimi storici.
Nel 1999 venne introdotto l’iBook, con l’intenzione di conquistare anche il mercato dei computer portatili consumer. Nel corso del 2000 ci fu un parziale cambiamento di rotta, in parte causato dalIa generale tendenza negativa del mercato informatico mondiale.Oltre a ciò Apple soffriva indubbiamente per l’insuccesso del PowerMac G4 Cube e per la scelta azzardata di non equipaggiare i propri modelli di Mac con un masterizzatore CD, una periferica che aveva ormai preso piede e che gli utenti richiedevano a gran voce.
La situazione tornò stabile quando, nel corso del 2001, Apple annunciò i nuovi modelli di Macintosh pensati per il mondo professionale dotati dell’innovativo Superdrive, in grado di masterizzare sia CD sia DVD-R. Ma fu anche la volta dei nuovi software, come iDVD e iTunes.
I primi anni del 2000 sono caratterizzati dal “mito dei megahertz”. Intel e AMD iniziano la corsa verso il chip da 1GHz, mentre Apple è ferma a 500MHz perchè Motorola non vuole o non può sviluppare ulteriormente il G4. Nel luglio del 2000 Steve Jobs è costretto letteralmente ad inventarsi il Power Mac G4 1GHz, ma in realtà è un computer con due chip da 500MHz. Si tratta di un vero e proprio escamotage perchè il dual processor non può essere sfruttato con Mac OS 9, servirebbe Mac OS X la cui beta pubblica verrà rilasciata nel settembre del 2000.
Ad ottobre del 2002 Steve Jobs presenta un prodotto che rivoluzionerà il modo di ascoltare la musica: l’iPod.

Nell’agosto del 2003 viene commercializzato il Power Mac G5 2.0GHz dual processor, ed il Mac torna ad essere il computer più veloce del mondo. Il 1º agosto 2004 Apple con una e-mail avvisa i dipendenti che Steve Jobs è stato operato per rimuovere un tumore al pancreas. La convalescenza impedisce al numero uno di Cupertino di presentare l’iMac G5 all’Apple Expo di Parigi.
6 giugno 2005: Apple passa ad IntelIl Worldwide Developers Conference (WWDC) di San Francisco del 6 giugno 2005 passerà alla storia per l’annuncio della terza transizione di Apple: l’adozione dei processori Intel. In una segretissima alla del Campus di Cupertino, rivela Steve Jobs, un ristrettissimo numero d ingegneri ha lavorato per anni ad una versione di Mac OS X compatibile con l’architettura dei chip CISC (come quelli prodotti da Intel). L’abbandono dei processori PowerPC è una scelta obbligata. IBM non mantiene le promesse: il G5 3.0GHz tarda ad arrivare e non c’è modo di metter il G5 nei portatili di Cupertino.
La storia recente
Quello che è successo in epoca recente è a conoscenza di tutti. All’iinizio del 2009, Steve Jobs tramite una e-mail inviata ai dipendenti fa sapere che sarà in congedo fino a giugno per far fronte a problemi di salute. Tim Cook, Chief Operating Officer, svolgerà giorno per giorno le mansioni di Jobs che comunque parteciperà alle “grandi decisioni strategiche” per tutta la sua assenza.

Al Nasdaq di New York le azioni Apple (AAPL) chiudono a $85,33 (-2,71%) e nell’after hours vengono sospese dalla contrattazione dopo aver registrato un -7,8%. A giugno dello stesso anno, con l’autorizzazione di Steve Jobs, il Methodist University Hospital Transplant di Memphis dirama un comunicato stampa in cui spiega che il numero uno di Apple ha subito un trapianto di fegato nei mesi precedenti.
Alla fine di giugno Steve Jobs viene visto passeggiare nel campus di Cupertino, è la prima volta dalla drammatica e-mail di gennaio. Pian piano, Jobs torna a lavorare come CEO di Apple e il 27 gennaio 2010 torna a presentare uno Special Event (il nuovo software per iPhone).
Poi, a gennaio del 2011, Jobs comunica di doversi assentare ancora una volta per problemi di salute. Nonostante tutto partecipa ad una cena di lavoro con il Presidente degli Stati Uniti, e presenta l’iPad 2 qualche mese più tardi.
Ad agosto, Jobs rassegna le sue dimissioni da CEO di Apple, ed oggi è arrivata la triste notizia della sua morte.



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“Perché quasi tutto – come le aspettative della gente, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo nel fallire – sparisce davanti alla morte, lasciando solo le cose importanti. Ricordare che stai per morire è il modo migliore per evitare la trappola di pensare che tu abbia qualcosa da perdere. Ricordate che si è sempre nudi, e che non c’è nessuna ragione per non seguire il proprio cuore, sempre.
ll vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.
Sono convinto del fatto che l’unica cosa che mi ha consentito di proseguire sia stato l’amore che provavo per quello che facevo. Dovete trovare ciò che amate. E questo è tanto vero per il vostro lavoro quanto per chi vi ama. Il lavoro riempirà gran parte della vostra vita e l’unico modo per essere veramente soddisfatti è quello di fare quello che pensate sia il lavoro migliore. Se non lo avete ancora trovato, continuate a cercare. Non vi accontentate. Come tutti gli affari di cuore, lo saprete quando lo troverete. E, come nelle migliori relazioni, diventerà sempre migliore al passare degli anni, quindi, continuate a cercarlo fino a quando non l’avrete trovato. Non fermatevi”. Steve Jobs.
Freddy Mercury disse: La cosa più importante è vivere una vita favolosa, non importa quanto lunga, basta che sia favolosa.
Credo personalmente che Steve incarnasse questo pensiero.
Un sentito grazie da parte mia a Zio Steve.
Questo è il mio personale omaggio al mio Mito Steve Jobs.
@MrPhobia un gran video! L’ho diffuso su Facebook!
@Marco Grazie, ma era il minimo che potessi fare, ne ho messo un’altro con la sua voce e i sottotitoli in Italiano, commovente.