Google sta lavorando a un profondo rinnovamento dell’app Gemini, a una versione nativa per macOS e a una nuova app mobile di AI Studio, segnando un’accelerazione decisiva verso un ecosistema più maturo e competitivo con ChatGPT.
Google respinge le accuse virali secondo cui Gmail starebbe usando messaggi e allegati per addestrare Gemini, chiarendo che nessuna impostazione è stata modificata e che le Smart Features non influenzano l’addestramento dell’AI.
Google introduce la prima vera condivisione file cross-platform tra iPhone e Android, unendo AirDrop e Quick Share in un sistema interoperabile e sicuro.
Google presenta Gemini 3 Pro, il modello di IA più avanzato della sua storia, capace di ragionamento multimodale di livello superiore e di un’interazione più naturale e diretta. Disponibile su Search, Gemini App e piattaforme per sviluppatori, segna l’inizio di un nuovo corso per l’ecosistema AI dell’azienda.
Google presenta Private AI Compute come una rivoluzione nella privacy del cloud, ma dietro l’annuncio si nasconde un sistema che ricalca da vicino la tecnologia Private Cloud Compute di Apple.
Google aggiorna Google Photos con nuove funzioni AI anche su iPhone, introducendo l’editing conversazionale, il riconoscimento facciale avanzato e l’integrazione del modello Nano Banana per trasformare le immagini in opere d’arte digitali.
Il nome “Nano Banana” del nuovo editor AI di Google è nato per caso nel cuore della notte, ma è diventato un fenomeno virale globale. Oggi il modello “Gemini 2.5 Flash Image” conquista gli utenti con risultati realistici, funzioni di sicurezza integrate e un tocco di ironia made in Mountain View.
Cupertino ha scelto di collaborare con Google per rinnovare completamente Siri, puntando sul modello Gemini da 1,2 trilioni di parametri per colmare il divario con i rivali nel campo dell’intelligenza artificiale. L’accordo, dal valore di circa un miliardo di dollari l’anno, prevede l’uso della tecnologia di Alphabet come base provvisoria per il nuovo assistente vocale, in attesa che Cupertino riesca a sviluppare modelli propri di pari livello.
Durante un test di resistenza condotto dal celebre youtuber JerryRigEverything, il nuovo Pixel 10 Pro Fold di Google si è letteralmente incendiato dopo essersi piegato, scatenando un piccolo incidente nello studio.
Al processo antitrust sul monopolio pubblicitario di Google, i dirigenti difendono l’azienda paragonando la sua eventuale scissione a un’impresa titanica come la conquista di Marte o la sostituzione di Michael Jordan. Il Dipartimento di Giustizia americano sostiene invece che la divisione dell’ad tech di Mountain View sia l’unica via per ripristinare la concorrenza.
Google prova a fare il furbo con il Rope Wristlet, un laccetto da polso che somiglia sospettosamente alla tracolla Apple per iPhone 17. Compatibile con la maggior parte dei telefoni tranne i pieghevoli Pixel Fold, il Rope Wristlet punta su praticità e colori sgargianti, venduto a 7 dollari sul mercato USA.
La Commissione Europea ha inflitto a Google una maxi multa da 2,95 miliardi di euro per abuso di posizione dominante nell’advertising digitale, accusandola di pratiche anticoncorrenziali che penalizzano inserzionisti, editori e consumatori.
Il giudice Amit Mehta ha emesso la tanto attesa decisione nella fase rimedi del processo antitrust contro Google: i contratti con Apple escono quasi intatti, con la possibilità per Mountain View di continuare a pagare per essere il motore di ricerca predefinito su Safari, ma senza clausole di esclusiva e con limiti temporali più stringenti.
Il nuovo Pixel 10 Pro mette in mostra funzioni di intelligenza artificiale davvero promettenti, ma non mancano i momenti imbarazzanti, come la traduzione live che si trasforma in un caos sonoro.