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L’iPhone e la sindrome orwelliana del Grande Fratello

-“iPhone: Apple lo controlla a distanza” (Corriere della Sera),
-“Apple spia tutti gli iPhone” (Repubblica),
- “Allarme fra i maniaci dell’iPhone: Apple spia dentro il melafonino” (Il Giornale)
questi i titoli di alcuni dei maggiori quotidiani italiani online.
Ma che cosa è successo?
Nei giorni scorsi, l’hacker Jonathan Zdziarski ha annunciato di aver individuato nel codice dell’iPhone OS 2.0 un meccanismo in grado di dialogare con i server Apple per elaborare una blacklist di software pericolosi da neutralizzare in remoto.
Poco dopo, nel corso di una intervista concessa al prestigioso quotidiano americano The Wall Street Journal, Steve Jobs ha ammesso l’esistenza di un dispositivo nell’iPhone in grado di bloccare le applicazioni “indesiderate” (kill switch).
Tanto è bastato per fare scoppiare una sindrome da Grande Fratello con tanto di “esposto urgente al Garante della Privacy per verificare le compatibilità con l'ordinamento italiano ed europeo” promosso da Federconsumatori e ADUSBEF - Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari E Finanziari.
Dal momento che nell’esposto si parla di “programma spia inserito nel software all’insaputa degli utenti per schedarne l’attività” è bene chiarire alcune cose:
1.Non è vero che l'iPhone spia gli utenti e avvisa Apple su quali programmi usa.
2.Non è vero che “kill switch” è già stato usato per bloccare alcune applicazioni.
3.Non è vero che questo programma può cancellare le applicazioni, al limite ne blocca l'avvio.
4.E' falso che la posizione GPS del proprietario dell'iPhone viene comunicata alla Apple.
Ma chi è la fonte di queste precisazioni? Il solito fan di Apple? No, sono puntualizzazioni di Jonathan Zdziarski, l’hacker che ha scoperto il dispositivo kill switch...
Proprio per ragioni di sicurezza, solo recentemente Apple ha concesso la possibilità di installare software di terzi sull’iPhone. I programmi, però, possono essere scaricati e acquistati unicamente sull’App Store che rappresenta anche un primo controllo di Cupertino (non tutti gli sviluppatori sono stati ammessi al programma per lo sviluppo di applicazioni per l’iPhone). Questo filtro, però, non può essere perfetto vista la quantità di software realizzati. Infatti, alcune applicazioni sono state eliminate dall’App Store solo successivamente la loro commercializzazione perchè, nel caso di NetShare, a Cupertino si sono accorti che il software poteva comportare la violazione di determinati contratti di operatori telefonici che detengono l’esclusiva dell’iPhone, mentre altre applicazioni rasentavano la “truffa”: I Am Rich = $1.000 per un software che non fa niente se non dimostrare di avere una certa liquidità a disposizione.
Quindi, Apple ha creato un secondo filtro che le permette di “tirare una leva” per bloccare software potenzialmente pericolosi per gli utenti iPhone: “Speriamo di non aver mai bisogno di tirare quella leva (il dispositivo kill switch - n.d.r.), ma sarebbe irresponsabile non avere una maniglia come quella da tirare in caso di necessità” ha commentato Steve Jobs nel corso dell’intervista del The Wall Street Journal.
giovedì 14 agosto 2008 phnxh
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